"Sbagliare č umano perseverare č diabolico" diceva il vecchio saggio, eppure il messaggio, in casa Napoli, sembra non essere stato recepito a dovere. "Si vabbč, ma figurati, il Cesena ha la testa allo scontro salvezza con il Novara in campionato, poi giocano le riserve delle riserve, cosa mai potranno contro lo squadrone che ha schiantato il Palermo, quali ambizioni li spingerebbero a dare il massimo, al San Paolo poi, per passare il turno". Eccolo l'approccio mentale degli azzurri alla gara di ieri, che č quanto di peggio le sinapsi cerebrali possano concepire. Farsi buttare fuori da un obiettivo importante come la Coppa Italia da Rennella, Arrigoni, Vesi, e Popescu, con tutto il rispetto, sarebbe stato mortificante e offensivo, avrebbe rappresentato un enorme passo indietro rispetto a quanto s'era visto a Palermo, ovvero una squadra che scende in campo per fare il proprio dovere: onorare la maglia e vincere la partita, precisamente le uniche due componenti che per 65 minuti non si sono viste contro i romagnoli. Il gol dello sconosciuto Popescu č stato la giusta punizione all'atteggiamento svogliato e superficiale degli azzurri, che forse avevano dimenticato che, oltre ad essere un trofeo di tutto rispetto, la Coppa Italia rappresenta una strada secondaria per l'Europa, quella da cui, se si guarda la classifica attuale, gli azzurri sono fuori. Continuare dunque a prendere sottogamba partite come quella di ieri vuol fare come il gambero, vuol dire rimanere fermi al palo e rimandare ancora l'appuntamento con la vittoria di qualcosa. E se i titolari sono venuti meno nell'esempio da dare alle riserve, da quest'ultime ci s'aspettava sfruttassero meglio l'occasione, quantomeno in termini di grinta e agonismo. Ancor meno giustificati Fernandez e Dzemaili rispetto ai mai sceso in campo Rosati e Britos, quest'ultimo palesemente fuori condizione post-infortunio. Unica nota di merito per Donadel, entrato in campo col piglio da lottatore. Sull'esordio di Eduardo Vargas poi la veritā l'ha detto lo stesso Mazzarri a fine gara, facendosi apprezzare per spirito di autocritica: il ragazzo non era pronto, fisicamente e mentalmente, per smaltire di botto tutta la pressione montata su di lui e comportarsi come se fosse ancora l'idolo dell'Universidad del Chile. La fortuna poi, in occasione del gol ospite, non gli ha dato una mano. Ha bisogno di tempo il cileno per incastrarsi negli schemi del Napoli, lo stesso tempo che ha restituito al calcio italiano il nuovo Goran Pandev, il cui ingresso in campo ha cambiato le sorti del match. Il macedone č di fatto l'asso nella manica di questo Napoli. Steso dunque un velo sul trattamento riservato alla Coppa Italia, ora tocca al Bologna in campionato, e chissā se il vecchio saggio potrā godersi finalmente l'esistenza in pace e non essere nuovamente tirato in ballo, chissā se una volta e per tutte ci si ricordi di essere il Napoli.