La parola "delusione" sembra stata inventata apposta per una serata come quella di ieri, dove non è stato tanto il freddo polare di Fuorigrotta a gelare il sangue dei 42mila del San Paolo, quanto l'ennesima occasione persa dal Napoli per rimettersi al passo con quelle davanti. E questa volta nemmeno il più ottimista dei supporters azzurri saprebbe individuare una giustificazione plausibile, una che somigli vagamente ad una valida ragione in grado di spiegare il pareggio contro il Bologna. Di sicuro c'è che il risultato di ieri sta stretto ai rossoblù di Pioli, che se avessero fatto bottino pieno non avrebbero rubato nulla. Dal primo al 90° minuto i romagnoli hanno assunto l'atteggiamento che, in teoria, avrebbe dovuto avere il Napoli, ossia compattezza, pressing, e concentrazione. Gli azzurri invece hanno bissato alla perfezione, o quasi, l'approccio avuto in Coppa Italia con il Cesena, quell'andamento lento e supponente tipico di chi ha perso di vista il concetto di umiltà. Sembra quasi che per il solo fatto di aver conquistato un Ottavo di Champions agli azzurri sia tutto dovuto, con gli avversari che dovrebbero semplicemente prostrarsi al passaggio del grande Napoli. Perché è questo che si evince dalle parole di Walter Mazzarri a fine partita, la solita solfa sulle squadre che "quando vengono a Napoli si chiudono" alla quale ieri s'è aggiunto anche il " noi abbiamo sempre l'obbligo di vincere". Povero Napoli, oppresso da tale peso e costretto a sprecare energie con squadrette prive di blasone. Gli azzurri hanno bisogno dei Manchester City e Bayern Monaco per sporcare la maglia di sudore, per scendere in campo come leoni tenuti in gabbia e senza cibo per un mese. Potrebbe essere questa la soluzione giusta, magari una clausura forzata per ridimensionare il tutto, per ritornare a vincere le partite difficili con spirito di sacrificio e soprattutto giocando bene a calcio. Troppo facile adagiarsi sugli allori dei match contro Genoa e Palermo, sono quelle di ieri sera le partite che testano la reale qualità di una gruppo. E se almeno una volta l'allenatore fornisse delle motivazioni diverse dalla "teoria del episodio sfortunato, della poca lucidità, o peggio ancora dell'arbitraggio non all'altezza" ne beneficeremmo tutti. Sul mercato poi forse l'unico reparto non prioritario da rinforzare era proprio l'attacco. Al Napoli servono difensori e centrocampisti capaci di mettere in difficoltà l'allenatore nelle scelte, serve qualcuno che possa far capire a gente come Campagnaro, Cannavaro, Inler, Dossena, che la maglia da titolare andrebbe anche sudata. Discorso a parte per Hamsik, al quale un po' di sana panchina non guasterebbe. L'unico a salvarsi ieri sera, oltre all'assente Lavezzi, è stato Goran Pandev, il solo a lottare dal primo minuto. Fortuna, per il Napoli, che n c'è ancora un intero girone di ritorno per rinsavire, ma per farlo ci vorrà un sostanzioso esame di coscienza da parte di tutti oltre ad un atteggiamento tattico diverso. Diversamente i fischi di ieri saranno l'unica reazione possibile.