Un punto guadagnato, si ma per il Milan. Per il Napoli, invece, altri due punti persi. E' difficile comprendere il motivo di quell'immobilismo volontario con l'uomo in più, 20 minuti, più recupero, in cui a nessuno degli azzurri è sfiorata l'idea di provare a vincere la partita. Nemmeno contro un Milan senza Ibrahimovic, Abbiati, Nesta, Boateng, Pato e Gattuso, nemmeno se si è a digiuno di vittorie da 5 partite, nemmeno se ora sono 12 i punti di differenza rispetto allo scorso campionato. E poco importa poi delle sconfitte di Lazio, Udinese, e Inter. Settimo posto era, settimo posto è. L'unica cosa positiva del pomeriggio ghiacciato di San Siro è stata la tenuta difensiva: con il pareggio di ieri sono due ore le gare consecutive in campionato che il Napoli non prende gol, un notevole passo in avanti se si considerano i 13 subiti in 7 partite prima di Napoli-Cesena. Questo lo si deve soprattutto a Morgan De Sanctis, il quale però è stato costretto a dividersi lo scettro di migliore in campo degli azzurri insieme a Robinho, capace di divorarsi un gol grande quanto il Meazza, e a Ibrahimovic, espulso, per l'ottava volta da quando è in Italia, nel momento migliore dei suoi. L'episodio dello schiaffo ad Aronica , che poi di riflesso ne da uno più piccolo Nocerino, ha ricordato il vecchio " non si muove una foglia" , molto in voga nel periodo scuole elementari. Probabile che se gli azzurri impiegassero sul campo la stessa grinta utilizzata nelle zuffe con gli avversari avrebbero qualche punto in più. Il Napoli di San Siro, invece, ha pensato prima a non prenderle, esaurendo le cartucce offensive con soli due tiri in porta di Hamsik e Cavani. Non pervenuto Ezequiel Lavezzi, in palese ritardo di condizione post-infortunio, così come Gokhan Inler una volta chiamato in causa nel secondo tempo, e che sia un problema fisico, mentale, o entrambe le cose poco importa. Lo svizzero va messo nelle condizioni di rendere al meglio, perché è impensabile che il giocatore di Udine sia rimasto in Friuli. La priorità però ora si chiama semifinale d'andata di Coppa Italia, che alla luce del cammino in campionato sembra più una finale anticipata. Aspettando la musichetta della Champions, il dovere del Napoli è quello di ipotecare la finale dell' Olimpico già giovedì sera al Franchi, così da non dover soffrire al ritorno. Solo le Coppe insomma possono dare un senso alla stagione degli azzurri, gli unici due fronti ancora aperti, perchè nel terzo, il campionato, già s'intravede, in lontananza, la sagoma di una bandiera bianca.