FUORI CAMPO: San Paolo, viaggio fra le opportunità di riscatto di un impianto colpevolmente rovinato dal degrado
| Autore: Gaetano Capaldo - Data: venerdi, 5 marzo 2010, 15:25 - Visite: 1.714 |
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La possibile assegnazione all'Italia degli Europei del 2016 costituisce un'occasione per focalizzare l'attenzione sulle problematiche degli stadi italiani che, nonostante la ristrutturazione per Italia '90 sia lontana solo una ventina d'anni, appaiono ora come impianti degradati ed arretrati. Il San Paolo di Napoli, fra questi, è quello che probabilmente si presenta peggio, abbandonato all'incuria ed all'insicurezza oramai da troppi anni. L'amministrazione cittadina aveva paventato la costruzione di un nuovo impianto nella zona di Miano, ma l'idea non ha incontrato il consenso nè del pubblico, affezionato al San Paolo, nè della SSC Napoli, restia ad abbandonare il suo storico campo di gioco. La sua posizione al centro di un quartiere ad alta densità abitativa come Fuorigrotta lo rende un impianto non facile da gestire per gli ovvi problemi di traffico e congestionamento che provoca all'intera zona. La ragione di tale collocazione dello stadio non è però casuale e va ricercata nella centralità strategica di Piazzale Tecchio rispetto alla rete di trasporti pubblici cittadini oltre alla vicinanza dell'area agli svincoli della tangenziale di Via Cinthia ed Agnano. L'impianto, inoltre, nel 2016 sarà direttamente raggiungibile via rotaia praticamente da qualsiasi parte della città . La rete della metropolitana di Napoli, per quella data, vedrà auspicabilmente completate la linea 6 (fino alla stazione di Piazza Municipio, vicina al porto), la linea 1 (sia verso l'aeroporto che in direzione Piazza Garibaldi) e la 7 (Fuorigrotta-Vomero via Monte Sant'Angelo) oltre alla probabile realizzazione della linea 11 (da Museo in direzione stazione TAV di Afragola). L'implementazione delle linee della metropolitana permetterà a chiunque arrivi a Napoli, con qualsiasi mezzo di locomozione, di recarsi allo stadio velocemente e con pochi interscambi. Un sistema di trasporti su rotaia che aiuterebbe a decongestionare il traffico in occasione delle partite. Il pubblico, infatti, potrebbe essere incentivato, attraverso politiche di prezzi bassi per i trasporti pubblici nei giorni delle partite, a lasciare a casa l'automobile.
La ristrutturazione dello stadio dovrà essere occasione di riscatto e riqualificazione per tutta la zona limitrofa, oltre che per l'impianto stesso: non dovranno essere ripetuti gli errori fatti in occasione della Coppa del Mondo del 1990. La zona antistante il San Paolo dovrà essere riqualificata in modo serio, senza inutili e dispendiosi fronzoli. Piazzale Tecchio è stato recentemente ammodernato con il rifacimento dei giardinetti al centro, ma il lato adiacente la Mostra d'Oltremare appare ancora degradato, oltre che oberato da alcune costruzioni, risalenti alla ristrutturazione per Italia '90, di cui è auspicabile la rimozione come ad esempio il maxischermo (mai funzionante) di fronte al settore ospiti dello stadio e la torre vicina alla fermata degli autobus di fronte alla stazione della Cumana della Mostra. Piazzale Atleti Azzurri d'Italia (Ingresso dei Distinti e della Curva A) appare decisamente bisognoso di un opera di ristrutturazione, viste le condizioni in cui versano i giardinetti lato Piazzale Tecchio e la zona antistante gli ingressi dello stadio. Piazzale Gabriele d'Annunzio (ingressi Curva B) necessita anch'esso di un restyling per renderlo esteticamente al livello del nuovo San Paolo, specie nella zona dei giardinetti al centro. Via Claudio, invece, appare in condizioni migliori. La situazione del sistema fognario va altresì corretta: il San Paolo è posto nel punto più basso della vallata di Fuorigrotta e questo lo rende, in base a leggi fisiche di facile comprensione, punto di ristagno di tutte le acque provenienti dalle colline che circondano la zona. Lo stadio, negli ultimi anni, si è spesso allagato a causa di questi problemi. L'aggiusto dei collettori di Via Cinthia (il cosìdetto “vecchio collettoreâ€, per distinguerlo da uno più recente che, a causa di un difetto, ha funzionato solo per alcune ore una ventina di anni fa) e di Arena Sant'Antonio (corrispondente a Via Ben Hur, Soccavo) è necessario per non ritrovarci fra qualche anno con uno stadio bellissimo poggiato però su un pantano. Il progetto di rifacimento dell'impianto, per passare alla ristrutturazione vera e propria del San Paolo, è stato presentato a metà febbraio a Palazzo San Giacomo ed ha un costo prossimo agli 80 milioni. La modalità di finanziamento della spesa scelta dal Comune di Napoli è quella del project financing: un privato si accolla le spese in cambio di alcuni vantaggi. L'incentivo sarebbe lo sgravio dagli interessi sui prestiti chiesti per realizzare l'opera, che verrebbero pagati con soldi pubblici. La scommessa è proprio questa: nessun finanziamento a fondo perduto per ristrutturare l'impianto. L'approvazione della legge Crimi costituisce un possibile incentivo anche nel caso il UEFA non assegnasse gli europei all'Italia: il progetto di legge prevede l'inserimento degli impianti sportivi nel patrimonio disponibile dei comuni e la successiva cessione dei diritti di proprietà o di superficie alle società sportive, nel caso queste si accollino le spese di ristrutturazione e di gestione. Le società avrebbero modo di poter sfruttare lo stadio sette giorni su sette con attività ludiche e commerciali . E' lecito chiedersi cosa succederà se non ci sarà nessun privato disposto a sostenere la spesa, dopotutto si tratta di una cifra ragguardevole da investire in cambio di non meglio specificati e testati privilegi, ed è quindi da tenere in considerazione la possibilità che alla fine qualche finanziamento pubblico a fondo perduto possa arrivare, magari per una parte percentuale della spesa.
Il progetto di ristrutturazione del San Paolo è ben noto e molto ambizioso: 60.000 posti, skybox ultratecnologici, copertura con pannelli fotovoltaici, eliminazione della pista di atletica, tribune prossime al terreno di gioco e nuovi parcheggi (il San Paolo ha un parcheggio sotterraneo con migliaia di posti che non è stato mai utilizzato e potrebbe avere un ruolo nel progetto). La UEFA pretende però stadi senza gabbie, reticolati e barriere, quindi l'Italia dovrà aggiornare la normativa vigente (decreto Pisanu) che, fra divieti, minacce e ghettizzazione delle tifoserie, si è rivelata non idonea a prevenire gli eventi violenti che accadono con una cadenza vergognosa negli stadi italiani. L'assenza di barriere fra i settori e la vicinanza degli spalti al campo si prestano a facili ironie riguardo al comportamento dei tifosi napoletani ma è possibile che la risposta del pubblico possa essere positiva, se lo stadio finirà di essere terra di nessuno ed offrirà sicurezza attraverso una razionalizzazione dei settori, un impianto di videosorveglianza capillare ed un sistema di steward addestrati che possano davvero garantire la legalità sugli spalti (rispetto dei posti a sedere, prevenzione atti violenti, problemi logistici). Il modello inglese non è altro che quello che è stato sopra elencato: non rinchiude i tifosi in gabbie da circo ma li rende parte di uno spettacolo offrendogli la possibilità di ammirare da pochi metri i propri beniamini e c'è da aspettarsi che anche qui, se esportato in modo serio, possa essere assorbito da una tifoseria capace di offrire spettacoli unici al mondo: stadio San Paolo, il futuro è già qui.
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