E lui non esulta mai, alza spesso le braccia, corre e corre molto, sorride poco. L'8 novembre del 2011 l'ex arbitro Massimo De Santis viene condannato in primo grado ad un anno e 11 mesi. L'avvocato Gallinelli, il suo legale, farà di tutto per ribaltare la condanna.
Ma la nostra storia non parlerà di lui.
E' cominciato l'anno dei Maya. I miei occhi sono dominati dalle gesta partenopee degli ultimi tempi.
Mentre scrivo, osservo il video del 10 maggio ore 17.47, l'anno è il 1987. Il Napoli vince il primo scudetto della sua storia calcistica.
Evento epocale. Tutti esultano, gioiscono, piangono. Ottavio Bianchi non esulta.
15 novembre 1999 Ore 22.15. Io, Domenico Serra, segno un goal da calcio da fermo splendido. Il campo Kennedy dei Camaldoli di Napoli resta ammutolito. Anche perché non ci sono spettatori o prato. Solo due amici in panchina che ci sfottono. Non esulto.
23 giugno 2011, Cristiano Blanco perde una partita di poker importantissima, serenamente ride felice con gli amici, quasi esulta.
30 dicembre 2011, replica di una pubblicità di Activia con la Cucciari. Dice che dimagrirà, che le farà bene. Non dimagrisce, ma esulta. L'ho notata solo per questo, in effetti guardo la Marcuzzi.
Potrei andare avanti, ma il mio respiro quasi si ferma dinanzi a cinquanta passi galoppanti in Germania. Morgan De Sanctis è a Monaco, verso la fine della sfida cerca l'attacco in area avversaria lasciando la porta sguarnita. Sul contropiede tedesco, recupera con una corsa trasformandasi in un Usain Bolt bianco e con le movenze di Gulliver; salva la porta con una sciovolata. Vale una rete, ma il 3-3 simbolico da me richiesto non è stato preso in considerazione da Platini.
Poi c'è Cavani che segna il 4-1 contro il Lecce. De Sanctis non esulta, allunga gli arti superiori coi guantoni abnormi, porta i palmi verso l'alto, arriva all'altezza delle sue tempie; col capo chino, il viso cupo, un movimento longitudinale del cranio, portando per tre volte quasi il mento verso le spalle ondeggiando, si dirige verso la sua porta per dialogare con Lucarelli e Cannavaro sul tempo di gioco rimasto.
Non è rimasto cupo e fermo dopo la rete di Corvia successiva, ma ha già esultato per le prime tre reti e per il salvataggio di Fideleff.
La rete internet antinapoletana, segue congetture surreali, mentre Napoli si incazza.
Il portiere per i napoletani è una fede, uno scudo, un inno rivolto alla serietà. Castellini, Zoff, Giuliani, Taglialatela, Iezzo, hanno avuto un'anima. Il portiere del Napoli non è solo un portiere di una partita di pallone tra ventitue milionari.
E' colui che riesce a custodire i sogni, qui si spiega la rabbia dei napoletani.
Poi qui si scrive di tutto, non credo ci voglia il miglior Dupin per spiegare cosa sia accaduto. Sia chiara una cosa, esiste il linguaggio non verbale e qui c'è da chiarire cosa si manifesti.
Generazionalmente la gente non si rende conto di quanti continui messaggi possa inviare un essere vivente pur restando in silenzio. Siamo nati senza parola ed ereditiamo comportamenti volontari che non riusciamo a riconoscere.
De Sanctis allarga le braccia verso l'alto, attira l'attenzione di tutti, questo è quello che pensa. Stringe forte i denti, si evince dal video, ha rabbia dentro, probabilmente pensa a quello che è accaduto nelle scorse partite e immagina Villareal.
Se avesse scommesso per una vittoria con due goal di scarto? Sarebbe rimasto fermo come un sasso, probabilmente avrebbe esultato, il suo linguaggio non verbale gli avrebbe consigliato di toccarsi il naso, grattarsi la testa, incrociare gli occhi intimidendosi, avrebbe cercato inconsciamente di nascondersi.
Scendete di casa e oltre a costruire invenzioni mediatiche, imparate a studiare i gesti, la vostra vita migliorerà. Alle volte basta una stretta di mano per capire chi mentirà. E lasciate stare Morgan De Sanctis. Napoli è viva e pulita. Non ci fa paura nulla.