Un immenso cuore, una bottiglia di vino, urla festose, petardi da Capodanno, Marco che urla che avrebbe voluto tifare Real da bambino per soffrire meno, Lino che avrà fumato anche il pacchetto vuoto, Enzo che esulta in lacrime. Che bambino mi sento. Mi giro osservandoli da casa mia e propongo di scendere e che non me la sento ora di tornare a casa, come se stessi chissà in quale Eden.
E ciò che ci siamo goduti in novanta minuti sembra appartenere ad un sogno, una partita che avremmo dovuto vincere 8-1; ma siamo nati per soffrire.
L'errore di Aronica è l'emblema di una intera città, tra i migliori, ma troppo cresciuto calcisticamente per spazzare il pallone banalmente come faceva da ragazzo.
Questo è il Napoli che non vince con le piccole, questa è una squadra costruita per delle follie, non per un intero campionato. Il tempo cambierà le cose. Aspettiamoli con sincera pazienza.
Il sorriso di Mazzarri sfida la gioia, l'emozione è contenuta; ormai l'ho capito, è un perfezionista che ora pensa già al ponte di Sant'Ambrogio.
Il viso di Mancini trasmette la stessa paura dell'intervista di ieri, le sue parole poco obiettive; mentre Aguero ha dimostrato di non avere i capelli ricci e nel futuro ridimensionerà anche le parole prepartita. Tremavano...
La periferia napoletana è piena di tifosi di altre squadre, che non hanno mangiato terra in questi anni, che non hanno atteso il sogno di De Laurentis, che stasera avranno osservato gli allenamenti di Vinovo su Juve Channel. Questi tre punti vanno proprio a loro, un po' anche a mio padre che continua a chiedere di abbassare la tv, ma noi stasera festeggiamo, come dice Walter, com'è giusto che sia.
E ora a gennaio passeremo a comprarci Tevez, a lui il petrolio e una maglia scambiata di un celeste opaco, non serve proprio a nulla.