Maledette "piccole". Verrebbe da pensarla così quando si nota che nelle tre partite contro Chievo, Fiorentina e Parma si è raccolto solo un punto e che invece contro Milan e Inter si è fatto bottino pieno. Ancora una volta il Parma, ad un anno e mezzo da quello sventurato sabato 10 aprile 2010 (anche quella volta fu anticipo di campionato, un elemento in più per gli scaramantici). Ero speaker del San Paolo da pochissimi giorni e avevo visto il Napoli dominare contro la Juventus per 3 a 1 due settimane prima. All'epoca, oltre l'espulsione di Quagliarella, ci fu un micidiale Jimenez a chiudere definitivamente i giochi sul 2 a 3 finale che spense le velleità Champions del Napoli. Fu una sconfitta cocente e del tutto inaspettata. La scorsa stagione, invece, le vittorie nette all'andata e al ritorno (2 a 0 a Fuorigrotta e un micidiale 1-3 al Tardini) regalarono ai partenopei 6 punti d'oro nella corsa verso l'Europa dei grandi. Ieri, quasi come se ancora aleggiasse lo spettro della gara di due anni fa, l'atmosfera del San Paolo era strana. Già nel corso del riscaldamento si notava un Giovinco in ottima forma e un Parma concentratissimo. Mi aveva molto colpito Colomba, aveva la faccia di chi ha studiato bene l'avversario. Ho Salutato Blasi e abbracciato Santacroce, non lo vedevo dalla notte magica dei festeggiamenti Champions dopo Napoli Inter nel maggio scorso. Partita strana, lo ripeto. Forse le ore di volo intercontinentale avevano sfiancato i nazionali? Forse la testa, l'intenzione e le energie erano tutte proiettate alla sfida di martedì? Effettivamente, per quanto ci si sforzi di non pensare, è pur sempre un appuntamento troppo importante quello che attende gli azzurri tra 72 ore. Il Parma non vinceva fuori casa da molti mesi, l'ultima volta ad Udine con un secco 0-2, ma di fare festa a Napoli non se lo aspettavano neppure loro. Forse gli scaramantici hanno ragione: tutto, ma non il Parma di sabato!