Quel senso di civiltà assente nel mondo padano (come se esistesse questo mondo); quel fare surreale di ogni partito politico spocchioso e classista; quell'inciviltà colta ovunque in questi giorni sacri, dinanzi ai semafori, nei negozi affollati, nei locali, in troppe famiglie, in molti giornali; dovrebbero ripartire da una meravigliosa città, dalla sua civiltà sportiva.
Un Napoli con una ritrovata identità calcistica dequalifica un discreto Palermo; in un secondo tempo, a tratti tatticamente sudamericano, affida al piede di Cavani una parabola che ha il sapore del campione. Il goal è pressoché stupendo. L'uomo sano, religioso, silenzioso, atleta pregevole, resta in silenzio e converge le sue mani sulle scapole del prezioso Goran. In un silenzioso e rispettoso abbraccio, il Barbera mostra un'anima che in Italia non esiste e mentre tutti i tifosi si uniscono in un rispettoso applauso rivolto al temuto ex Edinson, ogni napoletano in qualsiasi parte del mondo ha la pelle d'oca, occhi lucidi e qualche rimpianto per un campionato a due facce.
La lezione emotiva per me ferma il calcio, porta la mia mente alle offese reiterate dei campioni slavo-milanesi indicizzatori delle proprie gonadi maschili verso la propria tifoseria interista, o i successivi tentativi di spezzare in due una città con gesti apotropaici.
I paragoni in negativo sarebbero infiniti, ma nella cultura calcistica di questa insulsa generazione si preferiscono i lottatori senz'anima, così come i tifosi malconci, aggressivi e irrispettosi.
Una stupenda Palermo eclissa un Napoli calcisticamente solido, restituendo al partenopeo tifoso quel suo ottimismo intermittente, che tutti odiano, ma che lo rende unico.
La cabala direbbe: "Donna pereta al balcone". Sono anche gli anni che separavano il Napoli dalla vittoria a Palermo. Con un Gargano tornato ad offendere con lo stile di Reja come coperto da Blasi, con un Inler attempato e spesso roccioso, con un Cavani stellare e un Pandev elegiaco grazie alla scelta in corsa di Walter di spostarlo come prima punta, il Napoli giganteggia.
Napoli rincorre gestendosi, speriamo non torni ad avere paura di se stesso. Per ora resta un Napoli che senza l'immenso Lavezzi segna come non ha mai fatto. Solo un caso. Andiamo avanti.